Abstract di Cristian Scagnetti

SCHEDA

Autori: Bairoch, Paul
Titolo: Storia delle città
Editore: Jaca Book, collana EDO, un’enciclopedia d’orientamento
Sede: Milano
Anno: [1992] 1992
Genere: saggio storico
Argomento: brevissima storia del fenomeno urbano, dalla proto-urbanizzazione – databile all’incirca
2700 anni prima di Cristo - fino ai recenti fenomeni di inflazione urbana nel Terzo
Mondo.
Biblioteche: il testo risulta consultabile – ma, visto lo stato, non cedibile in prestito -
presso la Biblioteca Sala borsa di Bologna (Inv. BSB 1160 Coll. S 307.7609 BAIRP) e
presso la Biblioteca G. A. Battara di Coriano (RN), dove è invece anche disponibile al
prestito (Inv. 24677 Coll. AD 90.3 67).

ABSTRACT
Il libro in oggetto – concepito quasi come una lezione introduttiva ad un corso universitario - divide la storia dello sviluppo urbano in quattro stadi.
Il primo è legato all’apparire del fenomeno urbano, tappa definita di proto-urbanizzazione (che Bairoch fa decorrere dal 5000 al 2700 a.C.), precedente alla nascita delle «città vere e proprie».
Il secondo stadio comincia verso il 2700 a.C., per terminare intorno al 1700 con l’impatto della rivoluzione industriale; questo è il tempo nel quale regnarono le città delle società tradizionali, un lungo momento, che però può essere trattato come un tutto, in quanto i problemi delle città commerciali dell’Antichità presentano forti somiglianze con quelli delle città commerciali del Medio Evo.
Il terzo stadio comincia con la rivoluzione industriale e riguarda tutti i paesi che, uno dopo l’altro, vengono da essa coinvolti, e che andranno a costituire il gruppo di paesi al giorno d’oggi considerati sviluppati.
Bairoch, inoltre, indica anche il delinearsi di una quarto stadio, molto più vicino cronologicamente alla nostra epoca, in quanto ha inizio con quella che viene definita come inflazione urbana del terzo mondo, risalente a poco più di centocinquant’anni fa.
Nel primo capitolo, l’autore nota come - nella nascita del fenomeno urbano - sia stata indispensabile la rivoluzione neolitica: ovvero il passaggio da un’economia basata su raccolta, caccia, pesca, a un’economia fondata sull’agricoltura e la pastorizia. Furono le conseguenze di tale importantissima evoluzione - l’eccedenza di produzione alimentare e l’aumento della densità di popolazione – ad implicare una scelta di sedentarietà e, quindi, la nascita dei primi abbozzi di civiltà urbana.
Per la nascita di centri urbani veri e propri, manca però ancora un fattore: la possibilità di scambiare le eccedenze della produzione agricola che si vengono a creare, causa le difficoltà di trasporto che, a quell’epoca, la tecnologia non aveva ancora provveduto a ridimensionare.
Come l’agricoltura, anche la città è probabilmente stata “inventata” più volte all’interno di ciascuna delle grandi regioni del mondo, nelle quali si osserva, trascorsi duemila anni dall’apparire dell’agricoltura, il sorgere delle città all’interno delle varie società primitive. Questo tempo di due millenni circa (che, considerato in una prospettiva storica, risulta piuttosto breve), si riduce in presenza di vie di comunicazioni naturali – quali i fiumi – in grado di facilitare gli scambi.
Nel secondo capitolo, viene fissato il passaggio dai fenomeni proto-urbani alle città vere e proprie, un fenomeno definito «rivoluzione urbana» e che si può considerare compiuto all’incirca nel 2700 avanti Cristo. Fissata questa data come l’inizio del fenomeno città nelle società tradizionali, si passa ad un’analisi dei relativi dati di urbanizzazione delle varie zone terresti nelle epoche successive. In base ai dati forniti, che prendono il criterio dei 5000 abitanti come limite degli abitati da considerare città, si nota che il tasso di urbanizzazione - ovvero il rapporto tra i cittadini viventi in città rispetto quelli totali - prima della rivoluzione industriale presenta tratti di un certo immobilismo che – dall’anno 100 al 1700 – non lo fa mai scendere al di sotto del 7% né salire oltre il 13%. Questo non significa però che il mondo dell’anno 1700 non fosse più urbanizzato rispetto a quello dell’anno cento: le città erano quadruplicate, a rimanere stabile era invece solo il rapporto tra la popolazione urbana e la popolazione totale, cresciuto secondo una proporzione costante.
Un’altra precisazione che il testo compie riguardo ai dati forniti, chiarisce che la stabilità delle percentuali della popolazione urbana non implica la stabilità del numero dei cittadini, dato che un aumento del tasso di urbanizzazione può talvolta corrispondere persino ad un calo dei residenti in città, e viceversa.
Fra le particolari specificità della demografia urbana delle società tradizionali, vi è l’alta mortalità - costante nella storia dello spazio urbano - che, di contro a una fecondità non diversa da quella del resto del paese, lega quindi ogni crescita urbana al ruolo preminente dell’immigrazione (situazione che la rivoluzione industriale modificherà solo molto lentamente, e solo nei paesi cosiddetti sviluppati).
Il terzo capitolo comincia dalla rivoluzione industriale (con la quale finiva il capitolo precedente), definita, proprio come quella neolitica, tappa fondamentale dell’urbanizzazione; notando – inoltre - come, per entrambe, sia stata determinante la componente «agricola».
È stata infatti la rivoluzione agricola (che, del resto, ha preceduto quella industriale in tutti i paesi da essa interessati), con il suo aumento della produzione, a rendere possibile un notevole incremento della proporzione degli abitanti delle città, portando - a metà del XIX secolo - l’Europa a un tasso di urbanizzazione del 16% (già raggiunto dal Regno Unito alla fine del secolo precedente). Sarà invece solo a partire del XX secolo che si avrà, nella maggior parte dei paesi industrializzati, una percentuale di popolazione residente in città pari o superiore alla metà degli abitanti totali.
La crisi globale degli anni Trenta e le due guerre mondiali porteranno ad un rallentamento del ritmo di progressione della popolazione urbana e dei tassi di urbanizzazione. Lo sviluppo nei paesi industrializzati, successivo alla seconda guerra mondiale, porterà ad una nuova accelerazione di tale crescita, che – tuttavia - non raggiungerà più i ritmi della seconda metà del secolo XIX.
Un'altra tendenza evidente nel fenomeno urbano a partire dalla metà del XIX secolo è la crescita di dimensione delle città: se prima della rivoluzione industriale non ci sono mai state al mondo, contemporaneamente, più di una o due città prossime al milione di abitanti, dopo il 1845 Londra supererà i due milioni e - prima del 1910 - i sette. Prima della prima guerra mondiale, le città con più di due milioni di abitanti sono già otto. New York, nel 1930, raggiungerà i 10 milioni di abitanti, superando in grandezza Londra, e raggiungendo i 15 milioni negli anni Sessanta.
Dopo la rivoluzione industriale, appaiono alcuni fenomeni nuovi, consistenti nella crescita del limite superiore raggiunto dalla città – ovvero nella nascita della cosiddetta megalopoli – e nella crescita del numero delle città che si avvicinano a tale limite.
Tali agglomerati urbani non sono privi di elementi negativi, tanto che il generale deterioramento del quadro di vita urbano ha portato al rallentamento della crescita di tali megalopoli verso il raggiungimento della soglia degli otto-dieci milioni di abitanti. Questo fenomeno porta con sé il problema della dimensione ottimale della città.
Il quarto capitolo, tralasciando il periodo della colonizzazione propriamente detta, parte dal presupposto di come la città sia stata nel Terzo Mondo il punto per eccellenza di penetrazione della colonizzazione, accentuandone gli effetti negativi.
È a partire degli anni Trenta che il Terzo Mondo fa registrare una progressione della sua popolazione urbana che non ha precedenti nella storia, con un tasso di urbanizzazione che, negli anni Novanta, passa dal 12 al 32%, giustificando l’utilizzo del termine di inflazione urbana.
Questa inflazione urbana assume carattere drammatico, perché non è stata accompagnata da un adeguato sviluppo economico e, soprattutto, da un aumento della produttività agricola (un fenomeno che dunque, parrebbe contraddire i presupposti individuati come base della nascita e dello sviluppo delle città).
Fra le ragioni di tale crescita ipertrofica della città, nonostante l’assenza di un adeguato impulso agricolo, vi sono l’aumento della popolazione totale (legato all’introduzione in ambito urbano di tecniche mediche occidentali, quindi di quello che parrebbe essere un oggettivo progresso, un fattore positivo della colonizzazione) e lo spostamento verso le città della popolazione in esubero nelle zone rurali, attirate dal divario dei salari in favore delle città. Dunque, se la mortalità delle città d’Occidente ha costituito un freno al loro sviluppo fino al XIX secolo, proprio l’applicazione delle tecniche mediche occidentali ha invece provocato l’espansione della popolazione del Terzo Mondo e ,soprattutto, di quella cittadina.
Con l’inflazione urbana, nel Terzo mondo compaiono le prime megalopoli, e così, se nel 1930 le città con più di un milione di abitanti sono 6, nel 1990 sono 129, delle quali 20 superano i 5 milioni, riunendo in esse il 30% della popolazione,.
Fra le conseguenze di “questa urbanizzazione senza sviluppo”, abbiamo fenomeni quali la disoccupazione e le bidonvilles; inoltre, l’enorme divario nell’insieme delle conoscenze scientifiche rispetto all’Occidente, ridurrà anche il ruolo di tradizionale diffusore di innovazioni che la città aveva avuto lungo i secoli. In pratica, tutto quello che faceva della città del XIX secolo (e nelle società tradizionali in genere) un fattore di sviluppo economico, non svolge più lo stesso ruolo nel Terzo Mondo, dove la città favorisce più le importazioni che la produzione locale.
Fra i fattori positivi che la città comunque mantiene, vi sono l’istruzione e la riduzione della fecondità.
Un cambiamento di tendenza, si può osservare nei paesi occidentali, dove si registra - a partire dagli anni Settanta - una relativa stagnazione del tasso di urbanizzazione, dipendente dal fatto che i rurali sono meno attratti dalla città a causa della degradazione delle condizioni di vita urbana e della progressiva diffusione di attività di svago anche in campagna, con fenomeni anche di migrazione inversa.
Per Bairoch la cosa essenziale sarebbe rendere più abitabili le città, partendo proprio dalla limitazione delle automobili.

Parole-chiave: INFLAZIONE URBANA, MEGALOPOLI, PRODUZIONE AGRICOLA/ALIMENTARE, PROTO-URBANIZZAZIONE, RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, RIVOLUZIONE NEOLITICA, TASSO DI URBANIZZAZIONE.

UTILIZZAZIONE
Il libro, di agile lettura pur nella ricchezza di dati e tabelle, si presenta come un’introduzione alla storia ed ai problemi della città, sia su scala diacronica che sincronica. Dal punto di vista didattico, può fornire qualche dato statistico interessante da riferire in classe; inoltre, presenta alcune tabelle relative al tasso di urbanizzazione che potrebbero essere impiegate in fruttuosi paragoni ed esercizi. Essendo il libro risalente all’inizio degli anni Novanta, i discorsi relativi ai dati più recenti andrebbero integrati (e le previsioni verificate), cosa che, con l’opportuno utilizzo dei motori di ricerca, potrebbe dar luogo a utili esercizi di potenziamento delle abilità dei discenti.

Abstract 1 pdf: Storia delle città

Scagnetti Cristian (A043-A050, IX ciclo SSIS)

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