Abstracts Sonia

SCHEDA
Autori: Fumagalli Vito
Titolo: L’uomo e l’ambiente nel Medioevo.
Editore: Universale-Laterza
Sede: Roma
Anno: 1992
Genere: saggistica. storia medievale
Argomento: uomo e ambiente nel Medioevo.
Biblioteche: Reperibile in molte biblioteche di Bologna, quali ad esempio la Biblioteca Sala Borsa (inv. BSB 68739, coll. S 304.2 FUMAV), la Biblioteca dell’Università di Bologna di Discipline storiche (inv. 36701, coll. PRO 000000001457)1, la Biblioteca di Dipartimento di archeologia (inv. ARN 7918, coll. AG M 127). A Ravenna è reperibile presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturale (inv. ARC 655, coll. BIBLIO 304.20945 FUMAV), presso la Biblioteca Classense (inv. 275792, coll. LA. 003. 729).

ABSTRACT
Come indica il titolo dell’opera Fumagalli esamina la società e gli uomini del medioevo, gli stili di vita, le culture e gli atteggiamenti mentali, attraverso lo specchio delle trasformazioni dell’ambiente da essi operato. Gli uomini, nel corso della storia medioevale, hanno assunto atteggiamenti diversi riguardo agli spazi in cui si sono trovati a vivere. Ciò è dipeso da fattori molteplici: l’appartenenza a ceti, ad aree geografiche e ad epoche diverse. Inoltre vi sono mentalità e comportamenti che solo ai giorni nostri sono venuti meno, del tutto, o quasi: profondo senso del timore verso la natura (piante, animali, astri), consapevolezza di vivere strettamente legati ad essa, paura di modificarla. Nel pieno medioevo (sec. XII e XIII) il ceto borghese in particolare ha assunto un atteggiamento più libero, disinvolto, e di conseguenza ha modificato in modo incisivo l’ambiente cittadino e rurale, riducendone largamente o eliminando la sua fisionomia naturale, provocando squilibri ecologici notevoli. Ciò ha avuto dei limiti che noi ancora oggi conosciamo ad esempio nella resistenza pur se in misura diversa, ad abbattere alberi, boschi, foreste, a prosciugare paludi, per sostituirli con più redditizi campi coltivati.
L’opera di Fumagalli si propone di rispondere a domande che tutti, a vari livelli, ci poniamo sull’oggetto del suo titolo, l’uomo e l’ambiente nel Medioevo, al di là dell’arco cronologico specificatamente indagato. L’attenzione è rivolta al mondo occidentale, ma non solo a questo perchè non fu mai isolato e solitario, privo di rapporti con altre vicende. L’Italia, in particolare quella settentrionale, cerniera fra il Nord e il Sud dell’Europa, ha interessato maggiormente l’autore, anche perchè è stata a lungo pioniera in un processo destinato a vincere.
Il libro si articola in cinque capitoli.
Il primo capitolo (pp. 3-14) si apre con la presentazione di due mondi: Occidente e Oriente. Il capitolo prende l’avvio dalle ultime parole dell’imperatore di Bisanzio all’ambasciatore occidentale Liutprando, vescovo di Cremona, “Voi non siete Romani, voi siete Longobardi!”, parole che troncavano una conversazione di pesante confronto tra le due civiltà, come per chiudere, con una definizione di inferiorità civile, ogni volontà di paritetiche trattative.
Il capitolo descrive la situazione della città in Occidente, già in decadenza dal periodo tardoantico e, parallelamente la crescita di importanza delle campagne. Caratteristica tipica del mondo occidentale diventa la corte, il centro fondiario, a differenza dell’Oriente bizantino dove persistevano città fiorenti e popolose. Un sottocapitolo è dedicato al legno, materiale principe con il quale era realizzato gran parte degli edifici e delle stesse cinte difensive nelle stesse corti regie, prodotto largamente disponibile nelle campagne dell’Occidente, ricche ovunque di foreste, che costituiva una nota dominante degli insediamenti rurali. Per quanto riguarda i boschi, nel lunghissimo periodo, a nord delle Alpi, l’ambiente vegetale ha trovato una difesa molto superiore che al sud delle stesse, anche se eccezioni non sono mancate. Si passa a trattare la città e campagna, e ciò che ha sempre significato, anche nei primi secoli del Medioevo, la città, cioè un nucleo da cui irraggiavano prepotenti azioni di trasformazione del territorio rurale, di disboscamento, di bonifica delle paludi. Misurare, distinguere e separare paiono essere le parole chiavi della realtà del paesaggio, sia delle grandi proprietà fondiarie che dei singoli poderi contadini.
L’autore passa ad analizzare alcuni tratti caratteristici che differenziano le città italiane del Nord e quelle del Centro e del Sud insieme all’analisi del Nord e Sud nell’Occidente europeo. Per l’Italia vengono presentati i due grandi monasteri di San Silvestro di Nonantola e San Colombano di Bobbio.
Il secondo capitolo (pp. 15-26) tratta le trasformazioni dell’ambiente da parte dell’uomo medievale. I grandi monasteri hanno a lungo invocato come loro compito, la colonizzazione delle terre incolte. I Comuni dell’Italia padana, nel secolo XIII, dovranno temere seriamente per la quasi scomparsa totale dei boschi pubblici, la cui gestione, appunto ad opera dei Comuni stessi, era stata spesso improvvida nella loro salvaguardia2. A partire dal secolo XI in gran parte della Pianura Padana, anche se diversamente da zona a zona la foresta, il bosco, la brughiera arretrano massicciamente di fronte all’avanzare delle terre coltivate a cereali e vigneti e dei prati artificiali. Dati allarmanti per la sopravvivenza delle terre incolte emergono precocemente dai documenti dell’epoca e riguardano il centro stesso della pianura del Po. Viene trattato poi il fenomeno dell’adattamento dell’uomo medievale al rilievo, alla presenza delle acque. La bontà dei suoli contraddistingue l’operazione con cui l’uomo colloca le sue dimore e utilizza l’ambiente per le sue colture nel Medioevo. La vegetazione spontanea veniva selezionata, a seconda della sua utilità, sicché l’ecosistema dovette in tanti casi incrinarsi già nell’alto Medioevo3.
Nel terzo capitolo (pp. 27-60) l’autore ci propone una rappresentazione concreta, in un territorio circoscritto, di come doveva essere l’ambiente naturale che quegli uomini si trovavano di fronte e le modificazioni da esso già subite in epoche precedenti ad opera di altre civiltà. Ciò per capire il significato e la portata dell’agricoltura nel Medioevo, che è l’epoca della trasformazione di vastissime aree incolte, forestali, palustri, in terre coltivate. Viene considerata la Regione italiana dell’Emilia-Romagna, nel suo aspetto ambientale durante la preistoria, nel periodo Romano, con la grande colonizzazione del suolo. Terminata la costruzione della via Emilia, numerosi centri militari urbani, ad esempio, sorsero con l’andare del tempo sul grande asse stradale che attraversa ancora la regione, situati allo sbocco delle valli appenniniche per prevenire o parare gli attacchi dalle montagne. Viene poi trattato il periodo tra tarda Antichità e primo medioevo fino a descrivere l’aspetto dell’ambiente dell’alto medioevo. Nella seconda metà del secolo VIII alcuni fra i più grandi monasteri regi approdano con i loro possessi nel cuore della bassa pianura emiliana. Successivamente si approfondisce l’analisi della colonizzazione medievale, riserva formidabile di derrate agricole, sfruttando la documentazione dei grandi monasteri. La colonizzazione penetra anche nelle boscaglie paludose e sono riportati vari esempi di questo fenomeno. Si scatenò a quel tempo la grande battaglia per il controllo delle decime, fra pievi e monasteri, vescovi, nobili appaltatori delle stesse e comunità di rustici che si ostinavano a non pagare un ennesimo tributo dopo gli sforzi della colonizzazione. L’autore tratta l’aspetto ambientale della Regione Emilia-Romagna fino all’età post- medioevale.
Il quarto capitolo (pp. 61-80) parte dalla trattazione dell’Italia longobarda e di quella bizantina. Quella parte dell’Italia che venne assoggettata dai Bizantini ebbe vicende proprie rispetto all’Italia dominata prima dai Longobardi e poi dai Franchi. All’interno della prima, detta Romania, vi furono, secondo l’autore, diversità notevoli da zona a zona, ma essa si differenziò sopratutto dal restante della Penisola e ancor più dal restante Occidente europeo. La persistenza delle città e del loro ruolo rispetto al territorio rurale costituisce il fenomeno di maggiore diversificazione con le zone venute sotto il dominio dei Longobardi. Lo stesso numero dei nuclei urbani, fitto nelle terre bizantine, rado in quelle longobarde, è eloquente. Città che calano di popolazione, assistono ad un restringimento impressionante dell’area da essa occupata; città che nella loro decadenza, finiscono per scomparire. L’autore prende in esame il ruolo e la struttura della città dell’area bizantina e le caratteristiche principali di quelle situate nella Langobardia, città con edifici urbani con impianto povero, rudimentale, con residenze fortemente segnate dalla ruralizzazione, cioè sorgente su spazi, non di rado ampi, destinati ad usi agrari. L’autore prende in esame i grandi monasteri che caratterizzavano il territorio della Langobardia e della Romania4 analizzandone l’organizzazione e l’occupazione del territorio.
Il quinto ed ultimo capitolo (pp. 81-103) considera più da vicino il fenomeno dell’incastellamento, che sembra iniziare già nella seconda metà del secolo IX e prosegue poi per alcuni secoli, si presenta nel X come un fatto rilevante di ristrutturazione dell’habitat intero, dimore e spazi coltivati e incolti. Tutto il Medioevo è età di fortificazioni, recinti, palizzate, dalla corte “barbarica” al castello ed al borgo successivi, spesso nati sulla prima, oppure eccentrici rispetto ad essa. L’autore considera anche le città a nord delle Alpi e le differenze con le città italiane nel rapporto con il territorio rurale.

Parole-chiave: UOMO E AMBIENTE NEL MEDIOEVO, CITTA’-CAMPAGNA, OCCIDENTE-ORIENTE, LANGOBARDIA-ROMANIA, TRASFORMAZIONI AMBIENTE, COLONIZZAZIONE, PIEVI, MONASTERI, INCASTELLAMENTO

UTILIZZAZIONE
Nell’opera, firmata da un docente di storia medievale dell’Università di Bologna sono analizzati stili di vita, culture, atteggiamenti mentali attraverso lo specchio delle trasformazioni dell’ambiente operato dagli uomini La lettura è molto piacevole, non vengono usati troppi tecnicismi, al contrario, il lessico utilizzato è semplice e diretto
Nonostante l’opera sia destinata per lo più a studenti o ricercatori universitari la sua lettura potrebbe essere indicata anche nelle scuole secondarie di secondo grado, infatti i vari temi trattati sono mantenuti separati in sottocapitoli e fruibili indipendentemente.
Una mancanza che vorrei sottolineare è la totale assenza di immagini e rappresentazioni grafiche.
Sonia Giovanetti (A043-A050)

Unless otherwise stated, the content of this page is licensed under Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 License